Tre Valli

Itinerario Naturalistico


1° TAPPA: P.ZZA SAN LORENZO

Fontana Romana - Casa Acaja-Racconigi sec. XVI  - Chiesa Parrocchiale e Campanile

2° TAPPA:Piazza Solferino  SEDE GRUPPO ALPINI
Mulino dei  Marchesi Benso di Cavour – Bialera dei Mulini  - Il Parco del Gerbido - L' Ala del Peso - Villa Peyron - Le  Mura Medievali - Vista del "Mori ‘d crin"  sulla Rocca

3° TAPPA: S. MAURIZIO
Sorgente
della Fontana “romana” - Campaniletto ex Chiesa della Concezione secentesca  - Scala Santa - Villa Giolitti  - Presidio del castello detto di S. Maurizio  - Mura Medievali

4° TAPPA: CA’ ‘D PAJRET
Antica Cava di Pietra -  Grotte

5° TAPPA: VETTA DELLA ROCCA
Punto Panoramico a 360°   h. 462 slm. - ruderi del castello -  Pilone Ossario -Ongià dël diav 

6° TAPPA: LA TIN-A ‘D PERA 

Incisioni Rupestri (fori a coppelle) - Tin-a ‘d pera 

7° TAPPA: CASCINA SMIRAGLIA
Territorio a vincolo archeologico (documentazione ritrovamento tombe, strada romana, anfore,…)

8° TAPPA: PERA DLA PANSA O PANSA DLA RÒCA
incisione rupestre (simbolo celtico della fecondità)

9° TAPPA: ABBAZIA di Santa Maria (sec. XI) e MUSEO CABURRUM
Visita del Monastero, del Museo, della Cripta e della Chiesa

10° TAPPA e conclusione: ALA COMUNALE
P.zza Sforzini  -  Ala Comunale (sec. XVI) - Palazzo Comunale  -  Busti di Giovanni Giolitti e del Conte Camillo Benso - Casa Plochiù - Giolitti


LEGGENDE SULLA ROCCA DI CAVOUR

LA ROCCA E IL MONVISO
Una volta il Monviso non era certamente nel luogo in cui è adesso a fare il gigante delle Alpi Cozie. Era in Africa e faceva parte della catena dell’Alto Atlante. Ma il mitologico Atlante, padrone del luogo, che reggeva sulle sue spalle il mondo, si accorse che il peso che doveva sopportare era alquanto sbilanciato proprio dalla mole del Monviso e, stanco, decise di scacciarlo, ordinandogli di trovarsi un altro posto. Lui, il Monviso, dovette obbedire con molto dispiacere perché lì, in Marocco, al calduccio, si trovava proprio bene. Si mise in cammino, e, cammina cammina, arrivò in un luogo che gli piacque molto: era il regno del Re Cozio. Vi erano già altre montagne e, chiesto il permesso al padrone di casa, decise che si sarebbe fermato proprio lì. Prima di prendere posto però, rilassato dalla grande tranquillità della pianura, decise di fare… un bisognino (eh anche i grandi hanno di bisogni!). Nacque così la Rocca di Cavour.

GIOVE ED IL GIGANTE BRAM
Nel regno dell’Olimpo, un giorno un gigante di nome Bram osò importunare una dea che era al centro dell’attenzione di Giove. Questi, adiratissimo, staccò la cima di un monte e la scagliò contro il gigante che fuggiva nella pianura sottostante. Nacque così la Rocca di Cavour. Il gigante sopravisse per molto tempo sotto la roccia che era cava, facendo di tanto in tanto i suoi lamenti. Per questo, secondo la tradizione, un’antica torre della fortezza che sorgeva sulla cima della Rocca è stata denominata “Torre di Bramafam”, per ricordare cioè Bram che aveva fame.

IL DIAVOLO E LA GERLA
Diverse migliaia di anni fa, il Diavolo in persona transitava baldanzoso a piedi dalle parti di Cavour: portava con sé, in un grande sacco nero, le anime dei dannati che avrebbe condotto all’Inferno. Nel sacco si agitavano con gran subbuglio ipocriti, avari, violenti, sfruttatori, ficcanaso, bugiardi e malvagi di ogni tipo. Anche le potenze demoniache possono distrarsi: fatto stà che Lucifero inciampò sul terreno viscido e cadde rovinosamente a terra. Il contenuto del pesante fardello si rovesciò al suolo e gli sfuggì: si trattava di anime talmente indurite dalla crudeltà che si coagularono formando la mitica Rocca di Cavour, solida ed inattacabile, capace di sfidare il passare del tempo e l’imperversare delle intemperie.

IL DIAVOLO E LA PERPETUA (testo originale in piemontese-traduzione ridotta)
Un odore da far rinascere i morti si spargeva per tutta la caverna umida e scura, intanto che la perpetua era in faccende attorno ad un pentolone grosso come una vasca da bagno. Stava preparando la cena al suo padrone che, per la grande pianura, bruciato dal sole, attraverso boschi e campi, sempre arrabbiato e sempre pieno di fame, tornava dopo una giornata di lavoro che gli fruttava sempre un grosso sacco di anime dannate. Ed ecco che, con grande tremore di tutta la caverna, “Bërgniff” (nome del diavolo in piemontese) rientra a casa, butta malamente in un angolo le sue nuove vittime e si getta sul piatto di minestra fumante con l’appetito che si può immaginare. Ma alla prima cucchiaiata si alza forte un grido: la minestra era bollente e il diavolo si brucia la bocca. Furioso si scaglia contro la perpetua che fugge, e, per fermarla, le lancia dietro un masso enorme che si ferma proprio vicino al villaggio di Cavour. Nasce così la Rocca di Cavour. Il vento, che dal Monviso veniva giù verso la pianura, notò quella grande rocca solitaria e incominciò a portarle ogni volta un regalo nuovo: semi di fiori e di piante, colori e profumi di frutti. In poco tempo il grande masso solitario fu tutto ricoperto di verde, e il diavolo, che aveva da lontano il cambiamento decise di fare un sopralluogo per vedere che cosa era successo. Si arrampicò sulla vetta della Rocca ma, giunto là, vide la grande croce che lo fece indietreggiare paurosamente fino a farlo precipitare nel burrone. Le tradizionali “ongià dël diao” (unghiate del diavolo) che ancora oggi si trovano sulla Rocca e che in realtà sono delle particolari incisioni rupestri del 3°/4° millennio a.C. sono i segni lasciati dalle sue unghie nel tentativo di aggrapparsi alle rocce quando stava appunto precipitando.
  
… a j’è CAVOUR famôs për la sôa ROCA
s’la qual ij vej a côntô ‘na storia bin fabioca,
che ‘l Diaô a l’à campaje apress a la serventa
un dì che chila a l’à servie la mnestra trop bujenta! 
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