Pasticceria Artigiana

021 - Anche a Cavour le opere di Boris Krutiev, uno dei profughi russi fedeli allo Zar ospitati per decenni a “Villa Olanda”


Boris Gheorghevic Krutiev nacque ad Kharkov (Ucraina) nel 1895 e morì a Luserna San Giovanni nel 1986. Fu ufficiale dello zar Nicola II e, allo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre, abbandonò la Russia girando l’Europa e adattandosi a fare i lavori più umili.

Nel 1954, assieme a una cinquantina di connazionali (fra cui la sua seconda moglie e diverse celebrità), accettò l’offerta di ospitalità prima a "L'Uliveto" e poi a "Villa Olanda" in Val Pellice, su formulazione della Tavola Valdese, ben lieta di poter restituire l'aiuto, non solo diplomatico, che i valdesi avevano ottenuto dallo zar nel loro difficile cammino verso l'emancipazione.

La piccola comunità di profughi (unica nel suo genere in Italia) per trent'anni perpetrò, nelle tradizioni e nella lingua, il mondo della lontana Russia Zarista, "un mondo pieno di nostalgia e di rimpianti per un passato fatto di una società fermamente ancorata al passato".

"Molti ospiti - scrive Giovanni Peyrot in "I fantasmi di Villa Olanda" - provenivano per lo più dal campo profughi di Trieste (nato per interessamento dell'ONU, ndr), ma anche da Odessa, Kiew, Pietroburgo, Hong-Kong in Cina, Ladivostock e dalla Manciuria. Erano uomini, donne, molti anziani, alcuni bambini e giovani, nobili (fra cui i principi Obolenski, cugini dello Zar), artisti, ufficiali e contadini al seguito dei loro signori. Qui trovarono un asilo sereno, qui poterono seguire le usanze e le credenze ortodosse che venivano officiate nella cappella fatta appositamente costruire qualche anno dopo...". 

Krutiev, già studente all’Accademia delle Belle Arti di San Pietroburgo, riprese a disegnare e, girando in lungo e in largo il Pinerolese con l’immancabile cavalletto, matite e colori, ne ritrasse gli angoli più caratteristici.

Lavorò anche per la Principessa Paola di Liegi, che conobbe nel castello di Campiglione dove lei era ospite del Marchese di San Germano.

Fu l'ultimo superstite della colonia russa, seguendo solo di qualche mese la morte dell'ultima profuga russa.

"Insieme i due vecchi - continua Giovanni Peyrot - facevano qualche passo nel parco, guardavano le fotografie degli anni giovanili e ricordavano il passato nelle loro stanzette rivestite di ritagli di giornali, con immagini di persone care, parenti e amici.

Il ritratto dello Zar Nicola II, il volto di Gesù e il piccolo altare con le icone della Vergine erano sempre illuminati da lumini accesi. La nostalgia traspariva nelle brevi novelle che esprimevano un crepuscolo e un mondo che stava scomparendo. Così era descritta la Villa alla fine: “La casa cade in rovina, il giardino è abbandonato, i viali coperti d’ erba, il cancello è arrugginito e tutto è completamente nascosto dal glicine”.

Per il funerale di Krutiev venne apposta un Pope ortodosso da Ginevra, che prima recitò le antiche preghiere nel cimitero di Luserna san Giovanni sulle tombe dei suoi connazionali, e poi salì a villa Olanda per la cerimonia solenne del commiato.

Gli arredi della cappella furono subito dopo bruciati, come era loro usanza fare ogni volta che scompariva la gente che li usava per pregare.

È andato così distrutto un tesoro di icone, immagini e libri. Rimangono solo fotografie che ritraggono la cappella, alcune funzioni religiose, la Villa e i pochi documenti di persone che hanno frequentato o conosciuto la comunità, impedendo così che la sua storia fosse del tutto dimenticata.

Di Cavour rimangono opere di Krutiev ad acquerello di cui, particolarmente apprezzabili, quelle riguardanti l’Abbazia di S. Maria, la chiesa di Babano e un ex voto alla Madonna della Rocca. Inoltre, diversi schizzi a matita riguardanti la Chiesa Parrocchiale di San Lorenzo e un pittoresco scorcio del Vicolo della Fontana. Famosi e particolari per la loro unicità i suoi disegni in miniatura che potevano raggiungere la grandezza di un francobollo.

Alcuni cavouresi conservano ancora biglietti augurali che, in occasione delle grandi festività, l’artista amava comporre personalmente, dimostrando così di essere anche un delicato poeta.

Ultimamente aveva rintracciato un fratello che viveva a Parigi e che purtroppo non riuscì più a rivedere.

Chissà se era anche a conoscenza che il suo amato Zar, alcuni decenni prima, nel 1907, era stato in visita ufficiale nella vicinissima Racconigi e che Giolitti, ogni mattina, partiva proprio da Cavour per incontrarlo?

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