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149 - Sessanta anni fa, spettacolare incidente aereo sopra Cavour


“Un aviogetto FIAT si disintegra in volo. Il pilota intuisce la catastrofe e riesce a salvarsi col dispositivo d’espulsione”, così titolava l’UNITA’ del 28 febbraio 1957.
Il reattore era un prototipo dei G91 costruiti per la NATO e si disintegrò a un’altezza di circa tremila metri sopra Cavour (2 km dal centro abitato), mentre stava facendo una picchiata.
Il pilota, famoso collaudatore e asso dell’aviazione, dott. Riccardo Bignamini di anni 37, riuscirà ad azionare in tempo il congegno che comandava l’espulsione automatica del seggiolino e quindi la conseguente apertura del paracadute. Alcuni giorni prima, con lo stesso aereo aveva superato per quattro volte il muro del suono nel cielo di Torino: quella del 27 febbraio era l’inizio di una nuova fase delle prove di collaudo. Decollato dall’aeroporto di Caselle e raggiunta un’altitudine di oltre diecimila metri, l’apparecchio si era diretto verso il Pinerolese.
“Ero sull’aia della mia cascina – aveva dichiarato l’agricoltore Chiaffredo Airaldi che abitava con la propria famiglia nella frazione San Giacomo – quando ho udito uno scoppio fragoroso, impressionante. La mia casa è stata scossa come da un gran fremito, i vetri hanno vibrato: veniva giù una massa incandescente, poi ho visto aprirsi un paracadute.”
Con un tonfo sordo il carrello dell’apparecchio era finito nel vigneto dell’Airaldi, a meno di cento metri dalla sua abitazione. I rottami del veicolo, sparsi nel raggio di circa un chilometro, per pura fortuna non avevamo causato vittime fra gli abitanti dei cascinali della zona. 
Il G91, caccia leggero da appoggio tattico, era stato realizzato dalla FIAT nel quadro di un concorso lanciato tra le nazioni aderenti al Patto Atlantico. Costruito su progetto dell’ingegnere Giuseppe Gabrielli, secondo il parere dei tecnici, era poco costoso ed estremamente maneggevole. Era il primo apparecchio militare di questo tipo costruito dalla FIAT. Proprio in quei giorni avrebbe dovuto essere ultimata la costruzione di un secondo “prototipo”, dopodichè si sarebbe proceduto alla fabbricazione di un terzo “esemplare” per poi iniziare, al termine dei collaudi, la costruzione in serie del nuovo aviogetto.
Sul posto del disastro erano intervenuti prontamente i carabinieri, la Direzione della FIAT, i Vigili del Fuoco di Torino, le autorità militari, lo stesso progettista del veicolo e gli ufficiali del Comando Aeronautico. 
Mentre il pilota (finito rovinosamente sopra un albero … per la chiusura anticipata del paracadute!!!) veniva momentaneamente soccorso oltreché dall’Airaldi, anche dai fratelli Bartolomeo, Domenico, Andrea e Matteo Barotto e dall’Ospedalino di Cavour, frammenti vari dell’aereo venivano meticolosamente raccolti per procedere agli esami di laboratorio e stabilire di conseguenza le cause della sciagura.

(fonte Franco Allochis)

 

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