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148 - Il Cav. Pietro Camussi e i bagni pubblici di Cavour


IL CAV. PIETRO CAMUSSI E I BAGNI PUBBLICI DI CAVOUR
 

“QUANDO IL BAGNO ERA PER STRADA”: così titola articolo comparso su “LA STAMPA” del 7 dicembre 2013 a firma di Fabrizio Assandri, che dice fra l’altro: 
“…Bagni e lavatoi pubblici, indispensabili nelle vecchie case di ringhiera, sono nati ben prima dell’immigrazione dal Sud, la maggioranza a cavallo fra ‘800 e ‘900. I bagni a Torino erano almeno dieci (uno per ogni quartiere), che nell’arco di un anno, venivano frequentati da circa 500 mila persone. Luoghi nati per ragione di igiene, diventarono presto spazi d’aggregazione tra classi sociali, culture e nazioni diverse, cose incomprensibili per i giovani d’oggi che hanno tutte le comodità e rischiano di non sapere che cosa abbiano rappresentato per i loro bisnonni…. quattro sono ancora in funzione e il servizio docce è frequentato da migliaia di italiani e stranieri senza dimora o in difficoltà, ma anche da anziani soli che in casa hanno paura di cadere e non essere assistiti. Altri bagni hanno invece cambiato pelle, chiudendo i rubinetti e diventando, alcuni, centri l’incontro e spazi per associazioni…."
Anche quelli di Cavour, dal 1988 sono diventati sede della locale Associazione Nazionale Alpini.
Erano stati realizzati nel 1893 su progetto del Geom. Giorgio Perassi, in seguito alle volontà testamentarie del Cav. Pietro Camussi, tenente colonnello, deceduto a Torino nel gennaio del 1890. 
Nel documento datato 6 settembre 1877 (citato nella Tesi di Laurea in storia del Risorgimento “L’Ospedale di Carità di Cavour 1777-1899” di Gabriella Martina – AA 1989-1990), il Cav. Camussi istituì erede universale “d’ogni suo avere, niente escluso” l’Ospedalino di Cavour, con l’obbligo fra gli altri “di fare acquisto di n. 4 bagni, i quali stabiliti in decente ed adatto locale e muniti della stessa biancheria ed acqua necessaria e coll’assistenza relativa, saranno messi a disposizione non soltanto dei ricoverati infermi in qualsiasi epoca  dell’anno, ma ben anche di qualsiasi cavourese d’ambo i sessi e specialmente della classe meno facoltosa, affinchè ognuno possa servirsene nell’estiva stagione, cosa tanto proficua alla salute e che ora difetta interamente la nostra Cavour”.

Alla morte del colonnello, subito inizieranno le discussioni dei direttori dell’ospedale, soprattutto per la scelta del luogo adatto per la costruzione di tali bagni, che avrebbero dovuto essere di facile accesso sia al pubblico della strada, sia agli infermi dell’Ospedale stesso, senza ignorare la fortunata possibilità della notevole portata d’acqua del vicino canale del Sambone che avrebbe potuto alimentare l’impianto.
“La scelta – continua Gabriella Martina nella sua tesi – cadrà su quella parte ad angolo del giardino che si trovava tra la cosiddetta Casa del Valentino e la porta grande che dava sulla via pubblica.”
Il progetto verrà affidato all’Ing. Stefano Cambiano che però verrà sostituito da un altro ingegnere, il Vaccarino, il quale presenterà una sistemazione più consona alle esigenze degli amministratori: disporre i bagni con le vasche destinate al pubblico ben separate dalle due  destinate agli infermi ricoverati, in modo che, in caso di malattie infettive nell’ospedale, il contagio non giunga agli utenti esterni.
E’ probabile che alla fine, almeno per gli utenti esterni, sia stata fatta ancora una ulteriore scelta che ha portato a realizzare i bagni al Gerbido con il progetto del Perassi, datato 1893.  

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