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005 - Anche sulla Rocca di Cavour, nel 1914, un falò per la festa dei valdesi


L’iniziativa era stata del cav. Gioachino Buffa di Perrero che aveva ottenuto il permesso dal barone Leopold Maurice (erede dei Benso), allora ancora proprietario della vetta della Rocca.
Già nel 1561, i delegati del popolo valdese, avevano firmato a Cavour, con il plenipotenziario del Duca di Savoia , la cosiddetta “Pace di Cavour”, un trattato di 22 capitoli, che riconosceva la loro esistenza fisica e stabiliva i confini del territorio entro il quale avrebbero potuto abitare.
Per la prima volta nell’Europa Moderna, si stabiliva un regime di tolleranza religiosa. Appena sei mesi dopo seguirà, in Francia, l’Editto di S. Germain, poi, successivamente, quello di Amboise (1563), di S. Germain II (1570), di Boulogne (1573), di Beaulieu (1576), di Poitiers (1577), fino a quello di Nantes (1598).
Purtroppo, sia a causa della resistenza dei Valdesi ad accettare le limitazioni, sia per gli abusi e le continue trasgressioni da entrambe le parti, i conflitti continueranno sanguinosi fino alla firma dello Statuto Albertino (1848), nel cui primo articolo i Valdesi erano ammessi a godere dei diritti civili e politici come tutti gli altri sudditi.
Anche Camillo Benso ed il cavourese Teologo Collegiato Giuseppe Sciolla, furono fra “i 600 generosi cittadini piemontesi e liguri che umiliarono a Re Carlo Alberto l’indirizzo per impetrare la emancipazione dei valdesi e degl’israeliti…”
Lo Statuto non rappresentava ancora  “libertà religiosa” a tutti gli effetti, ma il riconoscimento dei diritti comuni (poter stampare libri e giornali, frequentare l’università, abitare e possedere fuori delle valli assegnate, percorrere a scelta qualsiasi carriera, ecc. ecc. ). Era il famoso editto di emancipazione che i Valdesi salutarono con grande entusiasmo e che, ogni anno da allora, ricordano con l’accensione dei falò (feux de joie) sulle montagne, alla vigilia del 17 febbraio, data della sua promulgazione.
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