TENUTA LA MORRA

127 - Anni trenta: la prima volta a Cavour di Elena d'Amico Giolitti


"Con i Giolitti, noi d'Amico, c'eravamo conosciuti a Castiglionello - scriveva in un articolo su "La Repubblica" del giugno 1991 la moglie dell' On. Antonio Giolitti - Antonio e io avevamo diciotto anni".

"I ragazzi Giolitti erano tre: Antonio, Giovanni e Ugo, il più piccolo.

Oltre alla particolare snellezza e al colore bruno della pelle, i Giolitti avevano una caratteristica comune: quando, superata la metà della stagione balneare, tutti sembravano particolarmente affiatati e facevano progetti di gite o gare, loro tre,  senza possibilità di ripensamenti,  dichiaravano che, oramai, non sarebbero più stati disponibili: ancora pochi giorni e poi dovevano andare a Cavour! 

"Che sarà mai questo Cavour" dicevamo noi, "non è montagna, non è mare e, in fondo, non è neppure campagna: non ci sono mucche, nè pagliai nè odor di fieno, cosa ci andate a fare a Cavour ,si può sapere?" A dire il vero nessuno dei tre rispondeva in modo esauriente."

Il mistero era intrigante, e anni dopo, a poco più di un mese dalla data del matrimonio, Elena d'Amico, era convinta più che mai di andarci con entusiasmo "... anche se Cavour fosse stato un pollaio o vi avessi dovuto morire di fame...".

"Così, una mattina di fine settembre 1939, sotto una pioggia sottile, io e mia sorella sbarcammo sulla piazza del paese dove, con Antonio e Giovanni, ci aspettava un simpatico vecchietto con una carriola destinata a trasportare il nostro bagaglio. Mentre questa sobbalzava sui ciottoli della salita che conduce alla casa, noi la seguivamo in corteo e allora, alzando gli occhi, ricordo che un brivido mi corse per la schiena; avanti a me si drizzava ripidissima una scala di pietra sbocconcellata dal tempo, prima tappa di una stradina che salendo a zig zag, infossata tra i castagni, porta alla cima di una montagnola chiamata La Rocca, una montagna piccola somigliante a un cammello accovacciato sulla pianura, che però ha tutte le caratteristiche delle vere montagne: boschi, rocce, eriche, quarzi e, su una delle due gobbe, un antichissimo torrione diroccato. Ebbi un attimo di smarrimento all'idea di dovermi arrampicare per quella scala, con i miei tacchetti, dopo una notte di viaggio. Un senso di freddo dietro al collo mi diceva che l'estate di Roma era lontana: lì l'autunno si era ormai installato.  ………………………………………………………………
"Così conobbi anch'io la casa di Cavour, chiamata Villa alla Rocca, per distinguerla dall'altra casa
(casa Plochiù - Giolitti, già appartenuta come la Villa della Rocca alla madre dello Statista e ai fratelli di lei, tutti cavouresi di nascita, ndr) molto più antica ed esposta diversamente, dove Giovanni Giolitti passava la maggior parte dell'anno quando non era al governo. Alla villa della Rocca il Nonno veniva solo d'estate, sicuro di trovarvi un fresco delizioso e vi ospitava figli e nipoti. Si dice che non si curava troppo che fosse elegante e ben arredata: pochi mobili e quadri. Gli premeva che vi fossero piatti e posate in quantità, oltre alle molte lenzuola, belle lenzuola, di lino per lunghi sonni riparatori. Tanta austerità mi colpì come, al tempo stesso, la diversità dell'aria, il profumo della legna che ardeva nei caminetti, il ritmo più lungo del tempo, il canto degli uccelli, i tonfi delle castagne che si staccavano dagli alberi rotolando fino davanti alla camera da pranzo.
"Chi l'avrebbe detto, allora, che quella casa avrebbe avuto tanta parte nella mia vita? Da quella fine di settembre del '39, le estati in cui non ho passato a Cavour due o più mesi sono state ben poche. Arrivavamo dal caldo di Roma con bambini e valigie: Antonio, non appena varcato il cancello, sembrava felice, rinfrancato, e questo sempre di più col passare del tempo...

Da quando la casa è diventata di nostra proprietà ho cercato di renderla meno austera e, nel grande salone che sembrava un'aula scolastica, ho piazzato un antico biliardo per i pomeriggi piovosi..."

Elena D'Amico è morta nel 2007 a Roma, dove risiedeva con il marito.

L'On Antonio (1915-2010), il Prof. Giovanni (1918-2000) e Ugo (1922-1981) chimico, erano fratelli nonchè nipoti dello Statista il quale, come si sa, a Cavour trascorse gli ultimi decenni della sua vita, morendovi nel 1928.

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