111 - ANNO 1536: A CAVOUR E NELLE VISCERE DELLA ROCCA CON LA FANTASIA DEL GRAMEGNA


Luigi Gramegna nacque a Borgolavezzaro (NO) nel 1846 e morì a Torino nel 1928.

Per dedicarsi alla letteratura abbandonò la carriera militare.

E’ l’inimitabile autore di una serie di romanzi storici (editi da Viglongo), in cui rivivono le maggiori vicende intrecciate del Popolo Piemontese e di Casa Savoia dal 1400 al 1870.

Fu denominato da Umberto Eco il “Dumas Italiano” mentre Luigi Einaudi, nel 1969, scrisse di lui: “…I romanzi del Gramegna potrebbero servire a insegnare, in modo gradevole e sostanzialmente esatto, la storia del Piemonte ai ragazzi, i quali oggi ritengo non ne sappiano nulla. …”

Nelle sue opere, perfettamente documentate e ambientate, i protagonisti del potere si muovono in mezzo ad altri protagonisti “…bizzarri, arguti, burloni e un po’ borbottoni, spigolati fra i popolani.”

Ne “Il Tesoriere del Duca” (il romanzo in cui vengono citate Cavour e la Rocca), “…lo sfondo è la storia di uno dei più travolgenti periodi del Piemonte (sec.XVI), invaso e devastato da soldatesche nemiche e da feroci bande di facinorosi briganti e disertori armati…Il principale protagonista è una delle figure più riuscite della narrativa del Gramegna, il popolano Catello Brocchieri, assunto, quasi senza rendersene conto, alla fastidiosa carica di Tesoriere del duca Carlo III di Savoia… . Plebeo e arguto – scrive Michele Vaudano – il buon Catello supera un gran numero di vicissitudini, passa attraverso i vicoli insidiosi della politica e il fragore di tante battaglie, con il suo buonumore e la sua astuzia popolana.”

“Lo scenario è costituito dal Po nel suo eterno defluire d’acque chiare e fresche o torbide e violente sempre uguali e sempre rinnovantesi, - dice Annibale Brosio, studioso del Gramegna – che ci avvolgono e sommergono nelle spire dei ricordi e ci dipanano il triste e glorioso passato…

E con il Po, luoghi a noi cari e familiari: la Badia di Staffarda, il Bosco di Sommariva, le campagne del Pinerolese, Cavour, Lombriasco, Villanova e Asti…”

Così Catello e altri protagonisti del Romanzo si ritrovano in direzione della Rocca alla ricerca del “sasso del gigante” che permetterà loro di entrare sotto la “Torre di Bramafame”.

Occorrerà però andare al pozzo della Badia e “lasciarsi scivolare lungo la corda per circa otto braccia fino all’ingresso d’una grotta. Entrati nella grotta si ritroverà un’altra scala che condurrà ad una caverna dove, dal soffitto, si vedrà pendere una scala di corda per arrampicarsi, …”. La scala è descritta “lunga, stretta, ripida, scura come la bocca del lupo e con oltre duecento scalini…” per arrivare fino alla torre dove il gigante Bram, ritrovato da Giove, fu fulminato.

Ma c’è anche la pietra filosofale, il castello con la sua cisterna di roccia, l’Abbazia con i suoi misteri e la Locanda dell’Orso Bianco che sorgeva “a pie’ della Rocca, e che per la sua ubicazione fortunata non mancava d’avventori, giacchè Cavour – situato fra Saluzzo, Pinerolo, Carmagnola e Torino – era in certo qual modo il perno attorno al quale si muovevano Francesi e Spagnoli belligeranti; ma erano invariabilmente avventori di passaggio, militari che bevevano, mangiavano e poi s’affrettavano a ripartire. …”

La stessa locanda cavourese, secondo una attendibile testimonianza che segnala la notizia su di un manoscritto custodito in una biblioteca parigina, sarebbe stata frequentata almeno una volta anche dal leggendario Capitano d’Artagnan che per ben tre volte, nel sec. XVII, si recò nel pinerolese (fonte Giovanni Poggio – Il giornale del Pinerolese 23/08/2003).

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