107 - La Tomba di Giolitti a Cavour


“L’uomo di Dronero” nacque a Mondovì (1842), ma gli ultimi decenni della sua vita li passò a Cavour, nella casa che fu di sua madre, Enrichetta Plochiù cavourese di nascita.

E a Cavour volle pure essere sepolto.

Il teologo Felice Alessio nel 1913, così scrive nelle “Memorie civili e religiose del Comune di Cavour”: 

“Il cimitero di Cavour, di forma rettangolare, è al presente uno dei più decorosi della regione. E’ stato aperto nel 1817 dopo che quello presso la Chiesa parrocchiale non era più sufficiente per la cresciuta popolazione e poco igienico perché troppo nel concentrico. E’ tenuto molto pulito: le tombe sono tutte allineate, i tumuli tenuti sgombri dall’erba, lavorato con grazia il mirto che forma la separazione dei campi mortuari dalle vie che attorno vi girano. Di carattere religioso, pulite, e talune persino eleganti le tombe private adossate al muro di cinta, fra le quali spiccano quelle dei Masselli e della famiglia Plochiù e Giolitti, fatta da questo abbellire. Quest’ultima per il disegno grave, dignitoso e ad un tempo semplice, effigia al vivo la vita dei Giolitti, parenti dei Plochiù, essendo stata la madre di S.Ecc., il Cavaliere Giolitti, una Plochiù. Di questa tomba mi favorì la descrizione  il Cav. Ing. Stefano Cambiano, che la disegnò: la parte decorativa della tomba eseguita con somma diligenza e accuratezza dalla ditta Fratelli Cotella di Torino, semplice e sobriamente inspirata allo stile dorico, forma una elegante ed appropriata decorazione del muro di cinta del cimitero. La parte centrale più elevata e formante avancorpo è costruita da un severo lapidone coronato da cornice di forte oggetto portante un frontone ad ante sostenute da due robusti mensoloni. La decorazione è racchiusa fra due lesene estreme bugnate, sostenenti una trabeazione con triglifi e goccie doriche. Tutta l’opera in granito bianco d’Alfo riposa sopra uno zoccolo in granito rosso di Baveno. Le tre lapidi sono in marmo giallo di Sant’Ambrogio con borchie in bronzo. L’area è recinta con sbarre di ferro quadro, binate, sostenute da severi pilastrini in granito”…

Giovanni Giolitti vi fu tumulato il 21 luglio 1928 (era morto il 17) e la salma venne collocata in un loculo accanto a quello della moglie, Donna Rosa Sobrero (nipote dell’illustre Ascanio Sobrero) scomparsa sette anni prima. Al camposanto non furono pronunciati discorsi di sorta per volontà espressa dal defunto che sulla lapide volle anche solamente scritte le parole CAVALIERE DELLA SANTISSIMA ANNUNZIATA e DEPUTATO AL PARLAMENTO, per significare la sua dedizione alla Corona e allo Statuto Albertino da vero democratico “…nonostante il re in carica – scrive Giorgio Di Francesco in CAVOUR, PAGINE DI MICROSTORIA – avesse gettato il Paese nelle mani del fascismo e l’Italia volgesse in dittatura a “partito unico”.  

 

 

 

Nella tomba, oltre allo statista e alla consorte hanno trovato sepoltura solamente due dei numerosi fratelli e sorelle Plochiù (erano 12!): Luigi morto nel 1888 e Melchiorre, morto nel 1894. Vi si trovano inoltre le salme di un figlio, Federico con rispettiva consorte Sig.ra Lago e il figlio Giovannello, morto

tragicamente sulla Rocca, e un altro nipote, il Prof. Giovanni Giolitti, grand’ufficiale della Repubblica Italiana e fratello del compianto On. Antonio Giolitti, entrambi molto conosciuti e stimati a Cavour.

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