Locanda La Posta

106 - Il tram nei ricordi di un cavourese


Giovenale Borgarello, classe 1909, così ricordò un giorno la tramvia cavourese:
“Era una linea ferroviaria che univa Pinerolo con Saluzzo. Passava logicamente da Cavour, un paese importante a quel tempo (parlo degli anni venti, trenta, quaranta, quando anche l’on. Giolitti che abitava a Cavour, usava il treno).

I miei primi ricordi del tranvai, risalgono al tempo delle scuole elementari: mattino presto, inverno, ghiaccio. Per venire a suola si percorreva a piedi la strada che da Saluzzo portava a Cavour. Nei pressi del bar Petitti (detto  Bar del Tranvai, ndr) la strada saliva un po’ e puntualmente la piccola locomotiva con tutti i vagoni slittava per il ghiaccio sulle rotaie: noi stavamo a guardare se riusciva o no a superare l’ostacolo. Il macchinista tutto tranquillo provava due o tre volte prendendo un po’ la rincorsa, ma quasi mai riusciva a farcela. Scendeva dal treno, spargeva sulle rotaie della sabbia, riuscendo così a superare la salita.

La stazione di Cavour (una piccola casetta con bar e biglietteria) era posizionata dove ora è il MAXISCONTO. Più in là, verso Via Saluzzo, esisteva un deposito di calce che, tramite il tranvai, arrivava da Saluzzo e da Piasco. Esisteva anche un secondo deposito di calce.
Il tranvai funzionava a carbone e, di solito, oltre alla locomotiva, aveva altre quattro carrozze. 

La manutenzione dei binari era fatta da quattro persone: queste salivano su di un piccolo carrello che scorreva sui binari.

 Per spostarsi usavano una pertica facendo forza sul terreno. A volte agganciavano il carrello al treno e quando invece questo transitava, lo calavano dai binari a forza di braccia….

Mi ricordo di aver usato poche volte il tranvai e una di queste fu per andare alla visita militare.
La ferrovia correva a fianco della strada per Saluzzo e Pinerolo. Dopo il tranvai a carbone venne la littorina e in seguito la ferrovia cessò.
Al tempo dell’autarchia funzionò uno strano torpedone a gas. Questo gas era prodotto dalla combustione di legna depositata sul tetto dello stesso. Alla gente non piaceva: si fermava sovente per consentire di ricaricare il forno, fumava molto, puzzava”
“Era talmente lento – racconta un altro testimone – che a volte riuscivo a stargli dietro con le mucche e parecchia gente ci saltava sopra lungo la strada”.

 In effetti la durata del viaggio (circa 30 km) era di oltre due ore. L’intero percorso Pinerolo – Cavour – Saluzzo era stato realizzato negli anni 1881/1882. Cinque erano le corse giornaliere di andata e altrettante quelle di ritorno.“A Cavour, presso la stazione, - si legge su LE STAGIONI / Primavera 1972/Ed. Ist. S. Paolo di Torino, dove, riguardo al nostro tranvai, vengono riportate notizie da diversi giornali d'epoca – c’è il dormitorio del personale che deve fare l’ultimo viaggio di notte e il primo della mattina: il fuochista deve alzarsi alle quattro per accendere la macchina che parte alle sei. Un piccolo particolare: le lenzuola sono fornite dalla compagnia e sono cambiate ogni 15 giorni con le relative conseguenze igieniche. Il diritto di avere le lenzuola personali in dotazione, viene però concesso soltanto pochi anni prima di chiudere la linea…

Le vaporiere hanno teli catramati con un vetro al centro davanti e dietro per riparare i macchinisti dal freddo. Invece le vetture hanno i vetri e le scarse “comodità” che si possono pretendere per quei tempi; generalmente sono miste (prima e seconda classe nello stesso vagone). Per il Presidente del Consiglio Giolitti, che sovente si reca a Cavour, viene preparata una vettura speciale con la ritirata e il lavandino. Una vettura simile è anche costruita per il Vescovo di Saluzzo; questa serve anche per gli ispettori della “Belga” (la società che gestisce tutte le linee tranviarie che collegano la provincia di Cuneo con Torino e Pinerolo, e che ha sede a Bruxelles) quando sono in visita alle strutture….
Per il traffico passeggeri si constata puntualmente una passività che però viene tollerata dalla compagnia che riesce ad accaparrarsi contratti con le imprese locali (la Riv di Villar Perosa, ma anche la Cartiera Burgo di Verzuolo, le cave di calce di Piasco e quelle di pietrisco di Venasca, la fabbrica di concimi di Staffarda, ecc… Per questo motivo i treni sono tutti misti (passeggeri e merci)…”.
La motorizzazione con auto e autocarri e anche la semplice bicicletta sconfiggono la tranvia che non riesce più a sopportare ulteriormente il passivo della gestione. Basta un comunicato: “Dal primo maggio 1935 è soppresso il servizio tranviario sulle linee Saluzzo – Revello – Paesana – Barge e Saluzzo – Pinerolo; è istituito sulle medesime un servizio automobilistico…”.

“Il Parroco di Cavour, Don Scalerandi, scrisse allora al senatore Agnelli sollecitandolo affinchè si interessasse per impedire che si fosse privati di un servizio così importante. Giovanni Agnelli rispose che esistevano mezzi più moderni e comodi e infatti, nel tempo, verrà sostituito da forse più efficienti, ma meno romantiche, “corriere” – scrivevano su “L’Eco del Chisone” Stefania Gilli e Silvio Bertinetto.   

La stazione del tram di Cavour era dotata di pozzo e pompa, quest’ultima donata poi alla frazione di Babano.

Un servizio di carrozze (stazionate in una rimessa nel cortile della Locanda “La Posta”) era funzionante compatibilmente con gli orari della tramvia.

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