Pasticceria Artigiana

104 - Beatrice dei Savoia Racconigi, l’eroina che volle essere sepolta a Cavour


Era figlia unica di Gianfrancesco, signore di Cavour, e della sua seconda moglie, Gioachina di Mombello detta Giaima.
Con testamento fatto in giovanissima età, Beatrice, alla morte del padre deceduto dopo grave malattia nel 1538, espresse la volontà di essere sepolta accanto al tumulo del genitore nella Chiesa Parrocchiale di Cavour (l’allora Chiesa di San Lorenzo extra-muros).
Donna volitiva e coraggiosa, diventa, presso la corte imperiale, dama di corte della regina Eleonora, seconda moglie del defunto Francesco e sorella di Carlo V.
In questo ambiente conosce il suo futuro marito, Carlo Manfredi di Luserna, che sposerà a Bruxelles il 24 luglio 1549 “…alla presenza dell’Imperatore e di re e regine, in un tripudio di festeggiamenti che si protrarranno per parecchi giorni….”
Sostenitore di questo matrimonio è lo stesso duca Emanuele Filiberto, che riconosce al Manfredi il grande servizio reso ai Savoia nello svolgere importanti missioni diplomatiche (presso Papa Paolo III nel 1545, alla corte dell’imperatore Carlo V e presso i veneziani dal 1549 al 1551), ma anche nell’aver portato a termine abili e coraggiose imprese di riconquista (Vercelli 1553) e di difesa (Cuneo 1557).
E’ in quest’ultima azione che, affiancando il marito (allora anche Governatore della Città) nella strenua difesa di Cuneo, Beatrice, affrontando con forza il generale francese Brissac che le aveva rapito e tenuto in ostaggio per 57 giorni il figlio neonato Emanuele Filiberto, si meriterà l’appellativo che la contraddistinguerà per sempre nella storia come l’EROINA DI CUNEO.
Quel neonato, con lo steso nome del Duca di Savoia, sarà colui che, nel 1592, sarà assalito con i suoi 400 soldati nel Castello di Cavour dal Lesdiguières che, dopo “un assedio di 20 giorni e lo sparo di cinquemila cannonate”, lo costringerà alla resa, se pure con tutti gli onori militari.
Beatrice morirà nel 1602 (trent’anni dopo il marito con cui aveva avuto sei figli) e sarà ricordata con gratitudine anche “nel Palazzo di Luserna, dove beneficiò in continue provvidenze i valdesi più miseri, con i suoi figli, come del resto già si era comportato il Conte Carlo, ecc…”
A suo padre Gianfrancesco (che in un primo momento aveva espresso il desiderio di essere sepolto nella Chiesa degli Eremitani di Sant’Agostino di Cavour, dove già era sepolta, la madre di lui, Francesca di Saluzzo Cardè, fondatrice della stessa chiesa), il poeta chierese cinquecentesco Pietro Iacomello (detto il Ghinghelinghino) dedica l’ottava in cui elogia lui citandolo come “Monsegnore de Cauore”, ma anche elogia Cavour e la Rocca, “colla sua antiquata ortografia, facile tuttavia a comprendersi”:

MONSEGNOR DE CAVORE
LAUDARO’ SUA SIGNORIA
DEL CASTELLO E DELLA TORRE
CHE NON TEME ARTEGLIARIA
NE’ CAVALY NE’ FANTARIA
ESSENDO POSTO SU QUEL MONTE
CHE FA BEN SUDAR LO FRONTE
CHI VA ADASIO E CHI GLI CORRE
EL PIEMONTE E’ ‘L PRIMO FIORE

E’ nella quadreria del castello di Racconigi che è custodito il dipinto con Beatrice, Contessa di Luserna, nell’atto di rispondere energicamente alle minacce del generale francese che assediò Cuneo nel 1557.

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