Cavourese

098 - Un discendete dei Goytre di Cavour in America con Dulbecco, Montalcini e Luria per la ricerca contro il cancro


Si chiamava Pietro Michele Gullino e morì a Saluzzo il 28 maggio 2001, a 82 anni. La madre Olimpia era la cugina del Ten. Col. Luigi Goytre M.O. al valore militare, e anche dell’insegnante Felicita Boaglio, Medaglia d’oro per la Pubblica Istruzione.
Professore e patologo, fu ex direttore del Laboratorio di Fisiopatologia del National Cancer Institute in Bethesda (USA) ed ex docente nelle Università di Torino, Pittsburg e Harvard (USA).

Su “La Stampa” del 31 maggio del 2001, sotto il titolo “Addio a Gullino, pioniere della lotta contro il cancro” si legge:
Era uno scienziato vecchio stampo, sempre dedito ai suoi studi e insofferente della notorietà, ed è stato uno dei pionieri della strategia anticancro che consiste nel sottrargli ossigeno, impedendo la formazione dei vasi capillari tumorali. Pietro Gullino, 82 anni, è morto lunedì nella sua casa di Saluzzo. I funerali ieri, nella chiesa di San Bernardino.
Era emigrato negli Stati Uniti subito dopo la laurea in Medicina, insieme con altri grandi ricercatori come Renato Dulbecco, Rita Levi Montalcini, Salvatore Luria. Quattro studiosi accomunati dallo stesso problema: abbandonare la ricerca oppure imboccare la strada dell’emigrazione verso un paese come gli USA dove la scienza non è la cenerentola della cultura.
Gullino andò a lavorare in un laboratorio di Bethesda, con una tenacia fuori dal comune si conquistò posizioni di prestigio fino a dirigere il National  Cancer Institute. Già 30 anni fa arrivò a scoprire l’angiogenesi: il processo per cui i tumori attirano i vasi sanguigni che fanno da “benzina” al male. Studi ripresi da uno dei suoi allievi, Judah Folkman, che ha dato notorietà alla ricerca del maestro. Gullino, infatti, lavorava in silenzio: tanto amava trascorrere ore in laboratorio, tanto era schivo nel presenziare a convegni e conferenze.
Vent’anni fa il rientro in Italia. È stato tra i promotori del progetto dell’Ircc, l’Istituto per la ricerca e la cura contro il cancro di Candiolo. “Un vero maestro, tenace, mai disponibile a compromessi – ricorda Paolo Camoglio, direttore scientifico dell’Ircc- l’anno scorso dovette rinunciare, per problemi di salute, a un congresso. Una rinuncia che gli costò molto. Mi disse nel suo inglese piemontesizzato: i vecchi soldati non muoiono mai, ad  un certo punto svaniscono nella nebbia.”
Renato Dulbecco, scomparso recentemente, è stato uno dei sei italiani insigniti del Nobel per la Medicina. Fu Camillo Golgi, nel 1906, a ricevere il primo riconoscimento per i lavori sul sistema nervoso. Seguirono Daniel Bovet, nel 1957, per le scoperte sul sistema vascolare e Salvador Edward Luria, nel 1969, per gli studi sui virus. Nel 1986 è il turno di Rita Levi Montalcini grazie ai fattori di crescita cellulare e nel 2007 di Mario Capecchi per le ricerche sulle staminali.
A Dulbecco, nel 1975, fu assegnato il Nobel per la Medicina (diviso con Baltimore e Temin) per la scoperta del meccanismo d’azione dei virus oncogeni.
(Fonte: “La Stampa” del 21 febbraio 2012).
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