BANCA DI CHERASCO

1) CHI ERANO I BENEDETTINI

Nel 529, Benedetto da Norcia dava inizio alla costruzione del mona­stero situato sul monte che domina la località di Cassino ed invocava la Vergine quale protettrice del suo Ordine. "Ora et labora" era in sintesi la regola dettata dal Santo, tutta impron­tata sull'equilibrio, sulla saggezza, sullo spirito pratico e sulla grande de­terminazione con cui nessun particolare della quotidianità era tralasciato, compreso il lavoro manuale. Nel 672, i monaci di Cassino decisero di trasferire le spoglie di S. Benedetto in un luogo più sicuro, essendo divenuta l'Italia centrale terra di scorrerie e di devastazioni. Fu scelta la romita abbazia di St. Fleury, sulla Loira, ai margini della foresta di Orlèans. Il culto dei francesi per le reliquie di S. Benedetto e la protezione concessa all'ordine da Carlo Magno, determinarono in Francia lo straor­dinario sviluppo della regola benedettina, che presto esplose in tutta Europa. I monasteri benedettini mediarono la cultura barbara e quella romana, diventando prototipi di una nuova struttura civile. Nella pratica del lavoro agricolo quotidiano, i monaci introdussero il sistema della rotazione delle colture e concimarono i terreni con la "com­posta", ricavata da residui organici vegetali ed animali. Nel 817, Benedetto di Aniane riformò la regola benedettina con lo scopo di introdurre un rinnovamento spirituale. Fu accentuato l'aspetto della preghiera e l'esistenza dei monaci trascorse in splendidi monasteri, dove il grande fasto liturgico ed il gusto per gli ornamenti delle chiese erano considerati gioie anticipate del Paradiso ed un omaggio al Signore. Nel 910 fu fondata l'Abbazia di Cluny la cui regola risaliva alla riforma di Benedetto di Aniane. Cluny divenne il centro propulsore dell'espansio­ne benedettina in Europa. Distrutta da un incendio, fu ricostruita come "Cluny II" e riconosciuta come “Cluny III" dopo l'ampliamento del 1088. Fu sede della scuola di architettura, mentre nel Nord della Fran­cia, Molesme fu il presidio del conservatorismo e centro culturale del canto gregoriano. Parigi fu sede della scuola di teologia. Verso il 1000, l'abate Gauzlin, per meglio onorare le spoglie di S. Benedetto, dà inizio alla costruzione dell'Abbazia di Saint Benoit, sulle fondazioni di Fleury. Accanto alla chiesa, realizzata con murature in conci di pietra e volte a botte e a crociera, viene eretta una grande torre monumentale; la forza del pensiero concettuale cluniacense dà inizio alla rinascenza dell'architettura romanica. La costruzione dell'Abbazia di S. Maria di Cavour, probabilmente, se­guì questo stile, che è riconosciuto dagli storici dell'architettura come il periodo dell'Alto Medioevo in cui si sviluppò l'attività costruttiva dei benedettini. Il rinascimento romanico si appropria del patrimonio tardo-antico, pro­cristiano e bizantino, con l'impiego di colonne, pilastri e capitelli. I muri sono costruiti con pietre di cava o selci adagiate in un ricco letto di malta, spesso con l'inserimento di strati laterizi. Raramente impiegate le pietre squadrate, mentre sono più generalmente reimpiegate quelle provenienti da antiche strutture romane distrutte. Questo è il quadro dell'Europa all'inizio del secolo XI, quando l'im­portanza del papato era priva di valore, essendo il Papa eletto dalle quattro famiglie più importanti di Roma, città spopolata e ridotta a centro agrico­lo. In questo quadro, la cultura benedettina e il feudalesimo si integraro­no e favorirono la convivenza pacifica di popolazioni divise da antichi rancori ancestrali.

Alla fine del Medioevo si conteranno in Europa circa 2000 abbazie cluniacensi e 780 cistercensi, queste ultime fondate da benedettini aderenti ad una ulteriore riforma operata alla regola da Roberto di Molesme nell'XI secolo e diffusa soprattutto grazie a Bernardo di Chiaravalle nel secolo successivo. I Cistercensi, contrariamente a quanto stabilito dai Cluniacensi, prospettavano un ideale di vita che lasciava molto più spazio al lavoro manuale (principale fonte di preghiera) ed inoltra esigevano solitudine e povertà dei monasteri e delle chiese, affinchè nulla potesse distogliere dalla contemplazione e dalla meditazione.

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