Artigiana Traslochi

097 - Quando a Cavour i panni si lavavano anche nell'acqua del Pellice


Il Comune di Cavour   che  ha disposto  il recupero e la salvaguardia del lavatoio di Piazza Odetti, (progetto Arch. Daniela Brarda, 2006)  vi ha fatto apporre anche una targa che ripropone planimetricamente la posizione di tutti i lavatoi esistenti e non a Cavour.  Nella targa  si legge:

Fino agli anni sessanta del XX secolo, i panni venivano lavati a mano, in casa con la conca e la cenere, al fiume o ai lavatoi pubblici, che divenivano punti d’incontro e di socializzazione. Le donne di Cavour per fare la “mojada” (il bucato) utilizzavano le acque del “bedale” comunale del Rio Marone e di altre “bealere”.
“I lavatoi erano di due tipologie: uno più strutturato, con tettoia di copertura e larghe e lunghe lastre di pietra all’interno di un fossato costruito a fianco dell’acqua corrente, che consentiva un utilizzo in piedi più comodo ed ergonomico; l’altro, più semplice, dotato di una pietra più piccola sulla quale sbattere i panni, appoggiata direttamente sulla ripa della “bealera”, da utilizzarsi in ginocchio, sulla nuda terra, molto più scomodo e stancante.
Il primo lavatoio ad essere chiuso è stato quello in Via Conte di Cavour, a lato del Municipio, dopo l’ammodernamento degli anni sessanta. Successivamente, quello detto “di Marinòt” (ex trattoria situata nelle vicinanze del lavatoio stesso, ndr) in concomitanza con la copertura del canale, e via via tutti gli altri…”
I lavatoi pubblici di Cavour erano sette: tre coperti (piazza Odetti, Via Conte di Cavour a lato del Municipio, Gerbido) e quattro scoperti (Via Conte di Cavour o di Marinòt, Via Goytre, Via del Cottolengo, Via Saluzzo).
Oltre a quello di Piazza Odetti, è stato recuperato e rimesso in ordine anche quello del Gerbido, alimentato dal cosiddetto Bedale  di Cavour un antica derivazione artificiale del torrente Pellice donata dalla Contessa Adelaide al Monastero dell’Abbazia di Santa Maria nel 1041.
Del lavatoio situato a lato del Municipio rimane solamente, a testimonianza, la tettoia di copertura e una lapide che ne ricorda l'ammodernamento  a cura della Cassa di Risparmio di Torino.
 
Nella foto a lato il lavatoio del GERBIDO.
 
Ecco, in proposito la testimonianza di DINO, giovane degli anni '60:
"""" La notizia  mi riporta, ci riporta, indietro negli anni quando da piccoli e in calzoncini corti eravamo i frequentatori ed i padroni del Gerbido.
Quante volte mi ricordo, giocando a palla, di aver disturbato le donne che lavavano i panni al bedale. 
 
Ci sono anche diversi altri lavatoio dei quali è rimasta solo marginale traccia. Essi pero' erano prevalentemente ad uso limitato e privato. Osservando attentamente le sponde e il fondo del bedale, ma soprattutto del Rio Marrone se ne vedono ancora le tracce.
 
Una volta si potevano tranquillamnete lavare i panni nelle spendide acque popolate anche da pesci e gamberi di fiume. Ora almeno due motivi lo impedirebbero:
-le acque già di per se inquinate e.....il divieto di lavare per non causare "inquinamento"- (in che mondo siamo finiti!)""""
 
 
 
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