091 - Vincenzo Buffa di Perrero, la Madonna e il Monviso dell'Italia unita


La prima messa sulle Alpi fu celebrata sul monte Widderstein (m 2536), nelle Alpi di Allgau (Vorarlberg, versante austriaco), nell’anno 1669.

La seconda e la terza si tennero sul Monviso (m 3841), nel 1877, quando s’inaugurò un monumento alla Madonna, una statua di larice alta un metro, dono della contessa Gabriella di Fenile, portata lassù in sostituzione di quella precedenteormai molto rovinata.

Ideatore e organizzatore dell’evento fu l’avv. Vincenzo Buffa di Perrero (Cavour 1845-Torino 1880), appartenente al Terzo Ramo dei Conti di Perrero e, allora, vicepresidente dell’appena nato CAI di Pinerolo.

Con l’aiuto di padre Francesco Denza e dell’abate Jacopo Bernardi, organizza una comitiva di cui, oltre a se stesso e alla contessa di Fenile, faranno parte diversi accompagnatori, fra cui una guida, due sacerdoti e dei portatori.

La statua della Madonna Immacolata viene scolpita da un valente scultore di Torino, il signor Gasperini “…il quale – scrive Vincenzo Buffa di Perrero in “Ricordi del Monviso” 1877 – riescì perfettamente secondo i nostri desiderii, giacchè alla finitezza del lavoro e compostezza dell’effige si aggiunge il pregio della leggerezza e facilità di trasporto accoppiata a solidità e durevolezza della materia… La statua è tutta d’un pezzo… ricoperta da una doppia intonacatura di biacca su cui si stese una vernice di colore raffigurante il bronzo…”

Il sabato 28 luglio, la statua verrà benedetta dal vescovo di Pinerolo, e la domenica 29, la comitiva, pronta per partire, si troverà di buon mattino a Cavour nella chiesa di S. Croce, dove si era data appuntamento.

La salita faticosa ma piena di incontri ed emozioni, si conclude il 31 luglio, sul breve pianoro che costituisce la vetta orientale del Monviso dove si trova il cosiddetto “uomo di pietra”, un cumulo particolare di frammenti di roccia.

La statua della madonna viene posizionata accanto a quella “molto rovinata” portata nel 1865 dalle “nobili donzelle” Maria Pensa e Teresa Tornielli, dopo che già nel 1861 era avvenuta la 1° scalata in vetta (effettuata da scalatori britannici)e nel 1863 quella effettuata da Quintino Sella con personaggi volutamente provenienti da tutta l’Italia appena unita e, nel 1864, la prima ascensione femminile da parte della Signora Boarelli e della damigella Cecilia Fillia di appena 14 anni.

Dopo la celebrazione della messa viene redatto “il processo verbale” su di una pergamena in doppio originale, dove viene descritto l’avvenimento con le firme di tutti i presenti. Una copia del documento viene lasciato all’interno della statua.

Dopo circa sessant’anni, poco prima della 2° Guerra Mondiale, sarà il nipote dell’avv. Vincenzo, il prof. Ermanno Buffa di Perrero (in quel tempo Direttore Generale del CAI) che, in occasione di un’escursione con i suoi allievi, farà rimuovere la statua, ormai molto danneggiata dal tempo, per farla portare al rifugio “Quintino Sella” in attesa di trasferirla al Museo Nazionale della Montagna di Torino, di cui è coordinatore.

Questo non sarà mai possibile perché in seguito, purtroppo, essa verrà bruciata da militari di passaggio al rifugio.

Oggi la Madonna continua a vegliare dal Monviso in una effige che compare su di un medaglione di bronzo posto, insieme con quello del Redentore, ai piedi della grande croce metallica della vetta, quest’ultima portata su a pezzi da volontari cattolici di Racconigi nel 1925, in sostituzione di quella presente dal 1896.

Vincenzo Buffa di Perrero riposa a Cavour, nella grande tomba di famiglia,dove, fra gli altri, è sepolta anche la 1° moglie, Carolina Antonielli d’Oulx, morta dando alla luce il loro primogenito Carlo Alfonso (pure lui sepolto a Cavour), caduto sul Carso nella 1° Guerra Mondiale e M.O. al Valor Militare.

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