087 - La "Rocca di Cavour" alla Guerra in Crimea


Era anche detta “Rocca dei piemontesi” ed era il nome dato alla batteria che, con le altre “memorabili armi del piccolo Piemonte”, il 16 agosto 1855, “nell’angusta conca del fiume Cernaia, nella Crimea Meridionale, scatenò “l’accanito urto che segnerà l’irreparabile rotta dei russi” respinti vittoriosamente dai franco-piemontesi.
Addetto al pezzo (a cui aveva dato anche il nome) era il baldo artigliere Giovanni Poggio, “…che durante il combattimento è al suo posto, altero come un vecchio soldato, sorridente come un fanciullo.”
Egli “…mentre ferve la mischia, tra il micidiale e spasmodico fuoco dei russi, anima i suoi compagni brandendo con ambo le mani lo scovolo come una spada, lo sventola come una bandiera e accompagna i colpi del suo pezzo col grido vibrante di viva il Piemont!”
Il soldato Poggio era nato a Masio nel 1830 e morirà a Torino nel 1910.
Congedato nel 1856 veniva richiamato per la campagna del 1859 a Villafranca e ancora, per la terza volta, nel 1860, a Gaeta, ultima roccaforte dei Borboni. Qui sotto le mura di Capua, perderà entrambi gli arti superiori e la sua “istoria eroica” sarà fatta conoscere anche “oltre i confini dei mari” da Edmondo De Amicis, corrispondente del giornale “El nacional” di Buenos Aires.
A Masio gli è stato dedicato un monumento e, sotto il busto dell’uomo senza braccia, nell’epigrafe dettata da Paolo Boselli, si legge fra l’altro che: “…onorato dalla medaglia d’oro, mostrò la serenità dei forti e militare decoro nelle angustie della vita, nobilmente povera, allietata e sorretta dalla consorte Camilla Fossati con vigile devota opera d’amore…”.
Ebbe 10 figli.
Alcuni pronipoti risiedono ancora attualmente a Cavour.
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