Procavour

078 - Lo "scandaloso" monumento al Cavour


Il monumento è intitolato “CAVOUR e L’ITALIA”. E’ situato a Torino in piazza Carlo Emanuele II, colui che per primo infeudò Cavour ai Benso nel 1649.
La piazza (14800 mq) fu denominata “Carlina” fin dalla primitiva realizzazione che era a forma ottagonale. In seguito Amedeo di Castellamonte la farà diventare a pianta quadrata e verrà usata per il mercato del vino. Inoltre nella parte centrale vi saranno collocate quattro “ale” usate per il mercato del legno, del carbone e del ferro. All’epoca del governo francese la piazza prenderà momentaneamente il nome “de la liberté” e vi sarà installata la ghigliottina.
Nel 1865, le ale saranno abbattute per far posto al monumento a Camillo Benso.
Il monumento fu deciso dal Consiglio Comunale di Torino alla morte dello statista e per il suo progetto fu incaricato più avanti Giovanni Battista Dupré.
Inaugurato l’8 novembre 1873, alla presenza di Vittorio Emanuele II e di tutte le autorità cittadine, fu

                             “….accolto dalla disapprovazione generale – si legge sulla rivista “Il Lauro e il bronzo fra scultura celebrativa in Italia 1800-1900” a cura di L.D.M. – Al grande Dupré artista conclamato, furono mossi feroci attacchi anche attraverso le pagine dei giornali, indirizzati specialmente alla deplorevole arditezza della figura dell’Italia mezza discinta, nonché dei nudi delle statue e all’improprietà dell’abito togale dello statista. La “Gazzetta” del 10 a 12 novembre come la “Gazzetta di Venezia”, affermava che l’Italia inginocchiata sia pur ai piedi di un grande figlio, non poteva essere l’immagine di una nazione rigenerata e libera, e rappresentava un insulto al sentimento nazionale. Un uomo in trionfo con la testa bassa poteva rappresentare la Modestia, non la Gloria. Non solo i giornali cattolici sbandieravano lo sdegno per l’inverecondia della nudità d’Italia. Il manto cavouriano era definito lenzuolo al modo che si vedono dipinti i fantasmi e le apparizioni. La posa dell’Italia era definita provocante, quando non ignobile e “da attrice di teatro diurno” con le braccia piuttosto disposte alla sensualità di un abbracciamento”.
 
Il monumento è alto m 14.20, realizzato con marmo di Carrara e granito di Baveno. Nei due bassorilievi sono rappresentati rispettivamente il ritorno delle truppe sarde dalla Crimea con Vittorio Emanuele II a cavallo, Alfonso La Marmora e lo stesso Cavour, che è anche rappresentato fra i personaggi del Congresso di Parigi. Dieci sono le statue allegoriche, fra cui quelle che rappresentano l’Indipendenza, il Diritto, la Politica e il Dovere.
L’ultimo restauro è stato effettuato negli anni 80 grazie al contributo del Mediocredito Piemontese.
 
 
 
 
 
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