053 - Landolfo e l'Abbazia di S. Maria


Landolfo, il fondatore dell’Abbazia cavourese, fu uno dei vescovi che si dedicarono a risanamenti e ricostruzioni (anche morali) là dove, prima del secolo XI, ungari, saraceni e anche “cristiani rinnegati” avevano portato morte e distruzione.
Già un suo predecessore, Claudio, al momento della nomina, così esprimeva quello che si accingeva a fare: “… m’affretto alla guardia delle coste del mare, vigilando contro mori e saraceni, di notte tenendo la spada in pugno, di giorno i libri e la penna…”
Landolfo, nel 1010, è nominato vescovo per designazione imperiale da Enrico II (profondamente cristiano e consapevole dello stato confusionale in cui versava la Chiesa) per nobilitare o ri-nobilitare l’ambiente religioso secondo il suo spirito che era cluniacense (benedettino) e riformatore. Venne mandato a Torino, nella marca più occidentale verso le Gallie (su cui l’imperatore non aveva più potere effettivo), mentre un altro vescovo, Alberico, fu mandato a Como (la porta d’Italia verso il mondo germanico).
Gli interventi di restauro, riedificazione o costruzione ex-novo di Landolfo, riguardano chiese e castelli di undici località della diocesi di Torino e furono attuati grazie all’opera del più grande ordine monastico dell’Alto Medioevo: i Benedettini.
A Cavour, ancora una volta, predilesse un sito di ascendenza romana – scrive Michelangelo Navire in “Landolfo di Torino, vescovo dal 1010 al 1039” Associazione Carreum Potentia – dove più facilmente era possibile riutilizzare materiale pregiato, come marmo e laterizi. La fondazione dell’Abbazia di Santa Maria compare nel testamento del vescovo datato 1037: egli morirà due anni dopo, nel 1039, e quella di Cavour, pertanto, rimane la sua ultima opera.
Il testamento (giunto fino a noi in due esemplari) è un testamento spirituale, pur trattando in prevalenza di beni immobili. Infatti non vi compaiono disposizioni per lasciti ereditari, ma solo testimonianze ed elencazioni di quanto egli ha realizzato durante il suo mandato, non solo per edifici destinati al culto, ma anche per ciò che poteva essere a difesa della Chiesa e degli stessi fedeli.
“…sarebbe però riduttivo oltreché ingiusto – continua Michelangelo Navire – considerare Landolfo unicamente come un campione dell’ansia edificatoria: un proposito che certamente egli ebbe, ma che seppe sempre coniugare con la difesa della fede e del popolo cristiano a lui affidato…”
Dopo l’istituzione ufficiale dell’Abbazia di Cavour, la dotò di beni e di terra, e perché nessuno osasse negare tali possedimenti, li fece elencare dal notaio per esteso e più volte. Certamente con questa opera egli mirò anche a creare un centro di controllo del dominio vescovile a sud di Torino, che in futuro riuscirà a competere con la quasi contemporanea e omonima Abbazia di Pinerolo (Abbadia Alpina), fondata dalla Contessa Adelaide nel 1064.

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