PROCAVOUR

052 - La ciminiera e la centrale elettrica Alto Po


Prima dell’illuminazione elettrica esistevano a Cavour rari lampioni alimentati a gas, in diverse zone del paese. “Venivano attivati verso sera da un addetto – ci raccontò un giorno il compianto Giovenale Borgarello, classe 1909 – che con l’aiuto di una carrucola fissata alla base del palo, faceva scendere la “tazza”, l’accendeva e poi la faceva risalire. Il palo era molto robusto, la base era in pietra (fino a un metro di altezza) e la parte superiore era in legno. I primi fili elettrici fecero la loro comparsa nel centro del paese alla fine del primo decennio del ‘900, causando anche rifiuti e ribellioni da parte di proprietari degli edifizi che temevano incendi provocati dai fulmini che si potevano facilmente abbattere sui nuovi impianti. Fuori dal centro non esisteva nessun tipo di illuminazione.”
Già nel 1899 era stato preparato un progetto di impianto per l’illuminazione elettrica nell’abitato di Cavour che si sarebbe dovuto eseguire utilizzando il salto d’acqua del cosiddetto “Mulino di Mezzo” (proprietà Perassi), col sussidio di macchina a vapore. La rete di distribuzione era prevista per la Via Maestra (oggi Via Giolitti), dalla Fontana all’ospedale, con una maglia periferica, una maglia centrale, una maglia del Collegio, prolungamenti verso il tramvai, strada di Pinerolo, strada di Saluzzo, Rocca (100 m caduno) con piccole derivazioni.
Il progetto suddetto non andò a buon fine, ma, nel 1910/11, nelle vicinanze dello stesso “Mulino di Mezzo” venne costruita una grande centrale termoelettrica che doveva servire tutta la bassa padana fino a Torino e il circondario del Pinerolese.
Questa struttura, denominata SOCIETA’ PER LE FORZE IDRAULICHE DELL’ALTO PO, era dotata di un’altissima ciminiera e di sei turbine azionate da potentissimi motori a scoppio alimentati da carbone.
Il carbone arrivava direttamente dalla Germania a Campiglione, sulla linea ferroviaria Bricherasio-Barge (attiva dal 1885 agli anni ’70 del novecento) e poi trasportato sul posto con carri trainati da cavalli. Occupava in media una trentina di persone. Restò in funzione fino alla fine degli anni venti, periodo in cui si realizzò la prima centrale idroelettrica a Paesana (nota anche per lo scoppio di una galleria che costò la vita a oltre 20 persone).
Nel 1923, il complesso (capannone e centrale) fu acquistato da terzi e tutti gli 85.000 mattoncini che costituivano la ciminiera furono recuperati e venduti dopo che la stessa fu abbattuta.
Fra il 1935 e il 1940, nell’ultimo periodo fascista, la Centrale Elettrica ALTO PO cambiò destinazione d’uso e fu utilizzata come “ammasso del grano”. Lo conferma la scritta a caratteri cubitali (lettere alte 150 cm!) che ancora oggi si può leggere all’interno del grande padiglione: CREDERE OBBEDIRE COMBATTERE TUONANDO E FULMINANDO SUL NEMICO.
Il capannone, adibito dal 1980 a piccolo opificio industriale, è stato abbattuto perché in condizioni fatiscenti e in quanto parte di una riqualificazione dell’area.
Il padiglione della centrale è da tempo proprietà privata, con alloggi a destinazione residenziale posizionati in parte del piano terra e del primo piano.

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