Locanda La Posta

047 - l'Istituto Pollano e Don Giuseppe, il più amato dai cavouresi


Don Giuseppe Pollano nacque a Cercenasco (To) l 22/07/1767 e fu vicario foraneo della Parrocchia di Cavour dal 1798 al 1833, anno della sua morte. Con un legato di 600 lire annue e il dono di una casa alla Congregazione di Carità, fece aprire una scuola per fanciulle povere e ci fece mantenere una maestra.
La casa e il terreno annesso si trovavano nella zona detta “la carossera”, ai piedi della Rocca.
Nel testamento, Don Pollano stabilì che la scuola “per le povere figlie” (tre camere al piano terreno e tre soprastanti) fosse messa sotto la direzione del vicario protempore, che aveva anche il compito della nomina della maestra, mentre l’amministrazione del patrimonio spettava alla Congregazione di Carità (ossia all’Ospedale di Cavour) alla quale veniva data anche la proprietà della casa che serviva pure da abitazione alla maestra. La maestra doveva essere scelta “… nella persona di una vedova o figlia dabbene, di giudizio ed ornata di tutte le buone qualità cristiane ed essere fornita dei sufficienti mezzi per ben insegnare a leggere, fare calzetti, cucire e fare tutte le faccende domestiche che riflettono le donne…”
Gli obblighi della maestra e il metodo da tenersi nella scuola venivano suddivisi nel testamento in dieci punti fondamentali che, riassumendo, consistevano nel doversi occupare solamente delle “povere figlie” dagli otto ai dodici anni i cui parenti non erano in grado di pagare altrove una scuola, nell’insegnare a leggere (per imparare a memoria il piccolo catechismo) ma non a scrivere, nell’ammettere alla scuola solamente chi era senza malattia o infezioni che potessero nuocere alle altre (rogna, tigna, pidocchi), nell’insegnare tutti i mestieri delle donne, gradatamente secondo l’età e nell’insegnare la cura e la pulizia della propria persona (a cui era destinata una intera giornata al mese). Soprattutto però vi traspariva una finalità educativa prettamente religiosa che veniva evidenziata in più punti e che oggi ci fa capire (come dice Gabriella Martina nella sua tesi “L’ospedale di Cavour” – 1777/1899 – vol. 1 – AA 1989/1990) “… quanto l’aristocrazia, l’ambiente di corte e quasi tutto il clero dell’epoca guardassero all’istituzione religiosa come alla sola sorgente di apprendimento capace di rendere l’uomo soggetto per tutta la vita ai voleri dell’autorità, fosse questa civile o spirituale…”
L’Istituto Pollano, come ente benefico, ebbe anche l’approvazione firmata da Carlo Alberto il 5 agosto 1834.
Nel 1839 la scuola “sita alle falde della Rocca ed a piena notte della medesima, priva dei raggi del sole, quasi fuori dall’abitato, di cattiva costruzione e bisognevole di fortissime riparazioni e senza pozzo ed esposta nella stagione invernale ad insolenzie dai giovani che accorrono alla ghiacciaia e nell’estate a quelli che si recano a diporto della montagna” viene trasferita momentaneamente in un locale dell’Ospedale, dove, nel 1850 verrà definitivamente unita a quella “a paga” già esistente per tutte le fanciulle che desideravano frequentarla e con due tariffe: una per imparare a leggere e scrivere e una solo per leggere.
Don Giuseppe Pollano morì il 24 novembre 1833. Scrisse di lui Felice Alessio nella “Storia Ecclesiastica di Cavour (1911)”:
“Grande fortuna fu per Cavour l’aver avuto a vicario il teologo Giuseppe Pollani. Questi, venuto qui quasi nel momento in cui anche i piemontesi parteggiavano per la rivoluzione francese, colla sola santità della vita in cui spiccavano le tre più belle qualità del sacerdote (carità, prudenza e dolcezza) tenne accostumati i cavouresi e riuscì a rendere innocua a questa terra la frenesia giacobina…”
Aveva anche dotato la chiesa della casa parrocchiale per il vicario che prima era situata di fronte al “Mulino di Villa” (attuale Via Conte Cavour), arricchendo la parrocchia stessa di parecchi oggetti e quadri sacri. Sua è l’unica memoria scritta che ci è stata tramandata sul terribile terremoto che colpì Cavour e tutto il pinerolese nel 1808, ed è a lui che nell’ultimo anno della sua vita furono inviate in dono dal Cardinale Bottiglia le sacre reliquie di San Valentino.
Nell’elogio funebre, scritto dal latinista Carlo Boucheron e scolpito su una lapide posta per decreto comunale all’interno della parrocchiale di Cavour, si legge fra l’altro, che il giorno del suo funerale la bara già chiusa fu riaperta a grande richiesta della popolazione che volle così potergli dare ancora una volta l’estremo saluto.
Alla “carossera” una via ricorda l’Istituto Pollano.

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