Glorioso

033 - Tommaso Picca (1921-1998): il Poeta di Cavour


Tommaso Picca nacque a Barge l’11 agosto del 1921. 
Dopo la scuola elementare, entrò giovanissimo nel mondo del lavoro come tutti gli appartenenti alle famiglie contadine, dedicandosi ai più svariati mestieri (panettiere, commerciante di stoffe, garzone nelle aziende agricole, parrucchiere).
Verso i quindici anni scelse definitivamente di fare il sellaio–cordaio a Cavour e contemporaneamente, per passione, entrò a far parte del coro parrocchiale come baritono. Lo studio approfondito delle opere liturgiche, col tempo, gli permisero di perfezionare, oltre la voce, anche le conoscenze musicali, tanto da dirigere per quasi un decennio, il gruppo de “I cantori della Rocca”.
Intanto sviluppò la passione per la poesia dialettale piemontese “… perché il dialetto non venga dimenticato.”, frequentando per questo assiduamente il gruppo di Camillo Brero, Vincenzo (“Censin”) Pich e Don Fusero (parroco a Villanova Solaro) , noti autori di opere dialettali.
Personaggio schivo, poco propenso alla pubblicità, profondo amante della natura, scrisse circa un migliaio di poesie ricevendo anche premi prestigiosi come:

o      “ Trofeo delle Alpi” – Roma 1983
o      “IL GALILEI” – Luca di Marsi (L’Aquila) 1983/84
o      “Premio letterario MANZONI” – Roma 1985
o      5° “Premio Federico Garcia Lorca” – Roma 1986
o      4° “Premio William Shakespeare” – Roma 1987

Morì a Cavour (dove è anche sepolto) il 15 giugno 1998.
Lo stesso anno, la Procavour gli assegnò il Premio “AMORE PER CAVOUR” (alla memoria). 

 

E j’ero dël vintun…
paura ‘d…“quaidun”

Ancheuj ant na baldoria
Parloma dël passà,
beivoma a la memoria
dij stantesinch sonà.
I soma dël vintun…
paura i foma a gnun

Ma… i l’oma ‘ncor corage
Difendi l’on ch’ l’è giust
I doma nen passage
A l’on ch’a l’è pa giust
I soma dël vintun,
paura torna ‘d gnun!

Tommaso Picca (Pasqua 1997)

 

 

 

 

“J’ERO DËL VINTUN,
PAURA PROPE ‘D GNUN!” 

L’aviò disdeut ani
i – j’ero fòrt e drit,                          
fasio quaich strani
ansema mei coscrit.
E j’ero dël vintun…
paura prope ‘d gnun.  

Ma, dal quaranta ‘n peui
le còse son cambià,
l’è staje ‘n batibeuj…
na guèra anrabia.

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