Procavour

13 - L’emigrazione italiana


Anche noi siamo stati

un popolo di migranti.
Forse l’attuale
benessere ce lo ha
fatto dimenticare.
Così facciamo fatica a
capire lo straniero che
è in mezzo a noi,
perché non
comprendiamo
lo straniero che è
in noi. 
 

 

“Andava di moda, un tempo, cantare: “Mamma mia dammi cento lire che in America voglio andar!”. E sì, perché anche il nostro Paese ha vissuto di prima persona l’esperienza dell’emigrazione. Si calcola che dalla fine dell’Ottocento sino oltre la metà degli anni settanta, più di ventiquattro milioni di italiani, per fuggire a un destino di fame e di povertà, abbiano effettuato viaggi oltreoceano (Stati Uniti, Canada, Argentina, Brasile, Venezuela, Australia) o raggiunto altri paesi europei (Francia, Germania federale, Svizzera, Belgio, Inghilterra, o da ultimo, si siano spostati dal sud al nord della nostra penisola (Milano, Torino). …

Oltre ai braccianti, partirono operai, muratori e artigiani, tra cui stagnini, calzolai, vetrai, argentieri, ramai, calderai, che costituivano la tipica composizione sociali dei flussi migratori in un primo momento caratterizzati solamente da esodi maschili. Le donne, rimaste nelle comunità d’origine, vissero solo di riflesso l’esperienza migratoria attraverso l’assenza dei congiunti e l’attesa delle “rimesse”, cioè dei proventi in denaro che giungevano dall’estero. Nei primi del ‘900 però, anch’esse si inserirono attivamente in questa valvola di sfogo economico che consisteva nel fenomeno migratorio, con poderosa presenza nel lavoro in fabbrica, nel ricamo e nel baliaggio, soprattutto in Francia e negli Stati Uniti. …

I problemi, incresciosi, cui andavano incontro gli emigranti italiani iniziavano già dal momento della partenza, durante il viaggio e una volta giunti in terra straniera. Armatori rapaci e senza scrupoli avevano tutto l’interesse, speculandoci sopra, ad ammassare nelle loro navi il numero più elevato possibile di espatrianti, non preoccupandosi più di tanto dei problemi igienico sanitari dell’imbarco. L’integrazione e la discriminazione rappresentavano due aspetti, a volte drammatici, cui l’emigrante doveva far fronte, anche a rischio di disadattamenti mentali, quando diventava necessario assimilare una nuova lingua o nuove abitudini di vita. …

Lo Stato italiano e la Chiesa, preso coscienza delle vaste proporzioni che aveva raggiunto il fenomeno dell’emigrazione, provvedettero a tutelare l’emigrante con leggi apposite e forme di assistenza che subirono però alti e bassi nel periodo fascista (ostile alla mobilità migratoria) e più avanti, nelle battaglie per l’ottenimento di ulteriori diritti, fra cui quello di voto. …”

NDR: nel 1993, da un censimento per la 1° FESTA DEL PIEMONTE, organizzata a Cavour dall’ Associazione “Piemontesi nel Mondo”, cittadini cavouresi risultavano residenti all’ estero nei seguenti stati: Argentina, Francia, Stati Uniti, Germania, Spagna, Inghilterra, Svizzera e Cina.  

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